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domenica 21 settembre 2014

Nel nome della lirica

Di seguito un articolo che scrissi l'anno scorso:


Ho 32 anni e amo la lirica. Credo che essa sia la massima espressione di un'arte che sa conciliare armoniosamente musica, poesia e recitazione.
Devo comunque esprimere la mia più profonda indignazione per la regia di alcune opere alle quali ho assistito recentemente al Teatro la Fenice.
Tramutare il palcoscenico in un volgare postribolo, in nome di una presunta necessità di modernizzazione o forse con il mero scopo di avvicinare i giovani alla lirica, è davvero vergognoso. Infarcire il tutto con simulazioni esplicite di atti sessuali e spogliarelli è inaccettabile. Chi ha voglia di assistere a spettacoli porno frequenta altri luoghi e non un teatro che dovrebbe tenere alto il nome del Paese del bel canto. Mi chiedo quale sia l'opinione che noi italiani abbiamo di noi stessi e quale impressione vogliamo dare all'estero.
Atti di violenza, nonnismo e vandalismo non servono a dare un manto di modernità alla Carmen. Far morire la povera Violetta, non in un dignitoso letto, ma su un pavimento spoglio ai piedi di squallide impalcature, tra nylon e vasi di pittura non è un segno di innovazione, ma di una lettura completamente fuorviata e fuorviante della Traviata. 
Crediamo forse che tali opere non abbiano già una propria forza intrinseca capace di suggestionare lo spettatore? 
Come donna, infine, non posso non sentirmi offesa da una regia maschile che concepisce il corpo femminile come oggetto di soprusi, violazioni ed esibizionismo.
Auspico che presto si possa restituire al teatro lirico una rappresentazione classica e tradizionale, rispettosa della dignità degli autori e del pubblico.